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Come riconoscere e combattere la depressione

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Sentirsi un po’ giù di morale, di tanto in tanto,  fa parte della vita. Provare stati d’animo di tristezza o inflessioni del tono dell’umore è fisiologico per l’essere umano, soprattutto quando si affrontano circostanze o eventi particolari, anche quelli che nell’immaginario comune vengono concepiti come positivi (come la nascita di un figlio).

 

Se il senso di vuoto e disperazione persistono per un lungo periodo di tempo potrebbe trattarsi di depressione, una sindrome (ovvero un insieme di sintomi), che colpisce circa il 15% della popolazione mondiale, soprattutto nella fascia d’età 25-45 anni.

 

A differenza della temporanea tristezza, l’abbattimento dovuto alla depressione rende difficile affrontare la vita di tutti i giorni e ci fa perdere la capacità di provare piacere e soddisfazione per le cose un tempo apprezzate. La caratteristica principale dei sintomi depressivi è la pervasività.

Il malessere, infatti, interferisce con tutte le aree della vita di un individuo (affettiva, emotiva, familiare e lavorativa), compromettendone il funzionamento sociale e abbassando la qualità della vita di chi ne soffre e di chi gli sta vicino.

 

Il modo in cui la depressione si manifesta varia da persona a persona, ma è possibile individuare alcuni sintomi comuni.

  1. Sensazione di tristezza persistente, umore depresso e sensazione di vuoto

  2. Angoscia, disperazione, mancanza di speranza nel futuro, irritabilità e ansia

  3. Mancanza di interesse o piacere per attività che prima davano un senso di soddisfazione e gratificazione

  4. Aumento o diminuzione dell’appetito e quindi del peso corporeo in modo significativo

  5. Difficoltà ad addormentarsi (insonnia) o costante desiderio di dormire (ipersonnia)

  6. Mancanza o eccesso di energie, sensazione costante di fatica

  7. Sensi di colpa continui e immotivati

  8. Pensieri di morte o ideazione suicidaria

  9. Senso di disperazione, visione pessimistica della vita

Spesso si ritiene che la depressione sia un semplice abbassamento dell’umore, invece bisogna tener presente che a caratterizzare la depressione è un insieme di sintomi che compromettono il modo in cui una persona ragiona, pensa e raffigura se stessa, gli altri e il mondo esterno. Ciascuno di noi può provare gli stessi sintomi in momenti di tristezza o sconforto, ma più  questa condizione risulta essere intensa, frequente e persistente nel tempo, più è probabile che si cristallizzi nel tempo e che arrivi a condizionare in maniera preponderante la vita del soggetto e dei suoi cari, con il rischio di perpetuare i sintomi e di riorganizzare la vita familiare in funzione di questi.

 

Sentirsi depressi significa vedere il mondo come se si indossassero degli occhiali con lenti scure: tutto diventa grigio, opaco e difficile da affrontare, anche compiere le normali attività quotidiane come alzarsi dal letto, lavarsi, telefonare ad un amico, fare la spesa.

Sarebbe fondamentale riconoscere prima possibile i sintomi e non aspettare che la situazione si cristallizzi, diventando invalidante.

 

La tesi più accreditata è che la sindrome depressiva sia causata da una combinazione di fattori biologici, psicologici e sociali.

Il modo in cui si affrontano i momenti di tristezza o di abbassamento del tono dell’umore, dovuti a eventi particolarmente stressanti della vita, varia da persona a persona e può dipendere da diversi fattori, quali la storia familiare, l’idea di se stessi e del mondo, le esperienze di vita, che rendono alcuni soggetti più vulnerabili di altri ai sintomi depressivi.

L’approccio psichiatrico e medico spiega la depressione soprattutto come uno squilibrio biochimico nel cervello e, in quanto tale, viene trattata con la terapia farmacologica.

Questi tipi di farmaci vanno a intervenire sulla serotonina, un neurotrasmettitore conosciuto come “ormone del buon umore”, tuttavia i benefici che si ottengono possono essere momentanei.

Sarebbe importante che il soggetto riuscisse ad indossare occhiali diversi e a vedere il mondo, se stesso e la sua storia da un’altra prospettiva, per questo sarebbe utile un sostegno psicologico che si accompagni, ove necessario, alla terapia farmacologica.

 

Bisognerebbe non sottovalutare i campanelli dall’arme: una tristezza e un’angoscia persistente; la mancanza di piacere o di volontà e richiedere il prima possibile di essere ascoltati, per evitare che i comportamenti dell’individuo e dei congiunti si cristallizzino “al servizio” dei sintomi.

Come già detto, non tutte le persone reagiscono agli eventi potenzialmente stressanti allo stesso modo. A volte anche un brutto voto a scuola o un litigio di coppia può scatenare situazioni di forte malessere, probabilmente perché accompagnati da altri disagi precedenti, magari sottovalutati o non individuati.

 

È importante che i familiari e/o gli amici tengano presente che la persona che sta vivendo dei sintomi depressivi non ha un controllo volontario su di essi, e che quindi è inutile fare leva sulla "buona volontà", tenendo presente che l’amore e l’affetto non riescono da soli a “guarire”, anzi il rischio è di farsi inglobare da questa condizione e di organizzare intorno ai sintomi depressivi la vita familiare.

Sarebbe auspicabile, piuttosto, riuscire ad ascoltare empaticamente, facendo capire al proprio congiunto o amico che si comprende il suo stato d’animo, e che sicuramente è possibile intervenire chiedendo l'aiuto di un professionista.

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